“Il problema clinico del dolore ha raggiunto proporzioni di assoluto rilievo in termini di sofferenza, disabilità, consumo di risorse sanitarie e sociali, impatto sui servizi di cure primarie e specialistiche ed è attualmente un problema di salute pubblica considerato prioritario”.
Lo ha affermato il Dott. Pierangelo Lora Aprile, Responsabile Area Dolore, della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), in occasione della recente presentazione a Roma dell’Osservatorio sul Dolore Acuto, promosso insieme alla Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza (SIMEU), con il contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici Italia.

Questo nuovo progetto di sensibilizzazione e informazione sul problema del dolore si propone, come sottolineato da Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore Sanità, quale strumento di raccolta dati e diffusione di sensibilità riguardo all’argomento, così da poter fornire risposte integrate medico-ospedale e percorsi di cura sempre più vicini alle necessità dei pazienti.

Il motivo principale per cui nasce l’Osservatorio è comunque quello ricordato dal Dott. Claudio Cricelli, Presidente SIMG, ovvero fornire un importante contributo alla stesura delle Linee Guida sul trattamento del Dolore Acuto, che in Italia ancora non esistono, in ottemperanza a un recente decreto sulle buone pratiche clinico-assistenziali del personale sanitario.

Curare il dolore: prima è meglio

Nel 2015 in Italia, 10 milioni di persone si sono recate al pronto soccorso per un problema legato al dolore, e uno studio pubblicato sul Journal of Public Health afferma che il 60% dei consulti con il Medico di Medicina Generale avviene per la stessa ragione.

Percentuali significative che rendono fondamentale un trattamento tempestivo ed efficace. Dalle 865.000 diagnosi prese in esame, l’Osservatorio ha evidenziato infatti che una terapia del dolore somministrata precocemente risparmierebbe ai pazienti inutili attese e relativo prolungamento delle sofferenze. Senza contare i vantaggi in termini di tempi di guarigione. Un esempio? Somministrare la terapia per una colica renale con 20 minuti di anticipo, significherebbe risparmiare complessivamente circa 4.000 ore di dolore all’anno.

Naturalmente, all’interno di questo quadro, è anche necessario impiegare i farmaci migliori e più rapidi oggi a disposizione. Su questo fronte fanno la parte del leone le formulazioni di FANS di ultimissima generazione, come il diclofenac con  beta-ciclodestrine, per somministrazione intramuscolo e sottocutanea, che garantisce un’efficace azione antidolorifica entro 5-10 minuti, anche a bassi dosaggi.

Il dialogo tra Medico di Famiglia e Pronto Soccorso: la priorità oggi

Il dolore è un fenomeno trasversale a molte patologie ma, come ricorda Pierangelo Lora Aprile, tra le principali cause vi sono i disturbi relativi a tre macro-aree: lombalgia (78% e un quarto di tutti gli accessi al MMG), cefalea (16%) e coliche renali (5%).

Circa il 25% e il 28% dei pazienti si rivolgono poi al medico di famiglia per un dolore che dura rispettivamente da meno di una settimana e da meno di un mese.
Maria Pia Ruggieri, Presidente Nazionale SIMEU, spiega che questi dati rendono chiara la necessità di sviluppare una forma di interazione tra Medico di medicina Generale e strutture di emergenza, un dialogo che attraverso lo scambio di dati e informazioni possa garantire l’ottimizzazione terapeutica in tutte quelle patologie caratterizzate dal sintomo doloroso.
Lora Aprile ribadisce infine il concetto, sottolineando una chiara evidenza: il controllo del dolore acuto necessita di risposte rapide ed efficaci, che devono rappresentare l’obiettivo comune delle figure professionali chiamate dai pazienti alla soluzione del problema.

Ultimo aggiornamento: 06/06/2016