Traumi e patologie osteo-articolari o muscolari, cefalee, coliche, ecc. costituiscono più del 90% dei problemi per i quali ci si rivolge solitamente al medico. Il “segnale” che spinge al consulto è nella maggior parte dei casi rappresentato dal dolore acuto, così definito perché si tratta della risposta del nostro organismo a lesioni o malattie insorte nell’immediato.

In questi casi l’approccio terapeutico è piuttosto semplice, come evidenzia Pierangelo Lora Aprile, Responsabile area Dolore della Società Italiana di Medicina Generale, e il medico prescrive di norma la combinazione di un farmaco antiinfiammatorio con un analgesico centrale, per poter massimizzare l’efficacia e diminuire gli effetti collaterali.
Questa “linearità” trova però un ostacolo nella necessità del paziente di riuscire a eliminare il dolore nel minor tempo possibile: la forma farmaceutica ritenuta più rapida ed efficace nel breve periodo è quella dell’iniezione intramuscolare, che tuttavia presenta a sua volta qualche problema di somministrazione da parte del paziente.

La questione sembra però aver trovato una risposta ideale – perfetto punto d’incontro tra rapidità d’azione e semplicità di somministrazione – nell’innovativa forma farmaceutica per somministrazione sottocutanea in siringa pre-riempita di diclofenac, uno degli antiinfiammatori non steroidei (FANS) da anni maggiormente utilizzati con efficacia per il trattamento del dolore acuto. La somministrazione sottocute, pur mantenendo la stessa rapidità d’azione, è meno dolorosa e più sicura di quella intramuscolare, in quanto evita possibili danni ai tessuti e ai nervi, e inoltre è molto pratica, permettendo al paziente l’autosomministrazione.
Dal punto di vista farmacologico, questa rivoluzione è stata resa possibile, come spiega Diego Fornasari, Professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano, grazie all’associazione del diclofenac con le beta-ciclodestrine (HPβCD), un eccipiente in grado di aumentare la solubilità e la stabilità in acqua del principio attivo, determinando un aumento della biodisponibilità e una riduzione del volume nel quale deve essere sospeso.


In pratica, rendendo maggiormente idrosolubile il diclofenac, questo può essere somministrato sottocute in un volume acquoso ridotto del 66% rispetto alla soluzione intramuscolare (1 ml invece di 3 ml).
 La nuova formulazione di diclofenac garantisce dunque una risposta veloce ed efficace al dolore acuto causato da problematiche quali osteoartrite, traumi e fratture, dolore post-operatorio, lombosciatalgia, e altro, ma è importante sottolinearne anche l’aspetto sicurezza. Lo sviluppo di bassi dosaggi (25 e 50 mg), in aggiunta ai 75 mg, permette infatti di ridurre la possibilità di complicanze.
L’impiego di dosaggi inferiori, in perfetto accordo con la raccomandazione emessa dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) di utilizzare la più bassa dose efficace di FANS, garantisce tuttavia di mantenere inalterata l’efficacia del farmaco: secondo quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista “Pain Practice” (Dietrich et al), diclofenac sarebbe in grado di ridurre il dolore in modo significativo senza differenze tra i 3 differenti dosaggi.
Per approfondire:
Terapia del Dolore – Sito Ministero della Salute